Tapis roulant

Vado in palestra volentieri ultimamente. Capiamoci, non sono mai stata un’appassionata di fitness e non lo sarò mai, perché la palestra è un posto che mi inquieta per definizione. Detesto respirare quell’aria mista di candeggina e sudore, ascoltare gli sbuffi rumorosi che si lasciano uscire certi gorilla mentre tirano su 90 kg. E oltretutto un numero esagerato di giovani fanciulle che vi si recano abbigliate in modo accurato, truccate e pettinate alla perfezione, mi fanno sentire come quando portavo il busto ortopedico alle medie: le altre facevano le prime esperienze con l’altro sesso mentre io avevo il sex appeal e la sinuosità di Numero 5, quando respiravo mi scricchiolava il cuoio tutto intorno, e poi odoravo come una borsa appena uscita da una conceria. Per evitare di ricordare tutto questo in genere vado la mattina, perché mi fa sentire la più figa in assoluto, ci sono solo signore e donne grasse a lezione di pilates e poca gente in sala pesi.

L’altro giorno, mentre cammino a passo svelto sul tapis roulant, credo di aver rimorchiato uno. Ha all’incirca sessant’anni. Calzoncini aderenti neri, canottiera attillata incrociata dietro le spalle e tatuaggi senza senso sulle braccia, il tutto racchiuso in 160 cm di altezza.  Ogni tanto, mentre arranco a una velocità ridicola, alzo gli occhi e vedo che questo hobbit macho mi scruta serio da dietro i suoi occhialetti quadrati. Sta sollevando non so quanto peso ed emette quell’orribile sbuffo fissandomi,  una goccia di sudore è in equilibrio sulla punta del suo naso e scintilla attraversata da un raggio di sole che taglia la sala. Il male di vivere si  impossessa di me in un attimo.  Così, approfittando di una signora grassoccia che reclama il suo turno sul tapis roulant, mi dirigo nello spogliatoio per accovacciarmi in posizione fetale e tremare un po’ in attesa che cominci la lezione di pilates.

Il mio momento di nauseata intimità viene però immediatamente interrotto quando dal bagno esce una signora asciugandosi le ascelle. Attacca bottone senza che io neanche me ne accorga, forse alle prime due domande si è addirittura risposta da sola. Mi parla un po’ di diabete e di conigli e della figlia che le ha preso dieci supplì dal freezer senza avvisarla, compromettendo in questo modo un pranzo improvvisato a base dei sopracitati supplì che la signora aveva proposto alle sue amiche. Da qui comincia una fase di autolode sulle sue capacità culinarie che mi devasta completamente dopo dieci minuti. Io annuisco tutto il tempo, sorrido e dico “che brava” e intanto penso che sto facendo tardi a lezione.

Dopo un po’ arrivano le signore che hanno finito di fare posturale e sono tutte sue amiche, quindi senza nemmeno fare un epilogo o un saluto mi molla completamente lasciandomi come una scopa in mezzo a una sala e si mette a parlare di ipertensione con una di loro.

Esco dallo spogliatoio, attraverso la sala pesi; mentre cammino mi guardo le scarpe ma intanto penso a quella goccia di sudore, se sarà caduta o se dondolerà ancora scintillando al sole.

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Pubblicato il marzo 18, 2012, in Blog con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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